Roma – Amsterdam.

24 Maggio 2016   h: 15:11                                                                                                                                      

Volo Alitalia       Roma – Amsterdam     07A  

Altro aereo, altro volo e ancora un’ora prima di atterrare nuovamente in Olanda. Seduta nel mio posto 07A, rigorosamente finestrino, dopo aver divorato tre magazine, ovviamente di moda, apro la mia borsa Zara, che adoro così tanto che non me ne separo mai, tiro fuori una biro, apro freneticamente una delle riviste cercando uno spazio in cui scrivere tra i trafiletti vuoti e sulla pagina bianca e rosa della pubblicità della crema Vichy inizio a buttare giù i miei pensieri. Guardo fuori e il mio sguardo viene invaso e accecato dal bianco ottico delle nuvole, nuvole rese bruciate dal sole, come quando si osserva una fotografia dopo che qualcuno ha fatto un uso smodato e sconsiderato di photoshop; a tratti distolgo lo sguardo mentre altre mi lascio accecare non solo gli occhi, ma anche la mente.

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Atterrare oggi sarà come atterrare in terra fiamminga per la prima volta, sento una consapevolezza maggiore, un entusiasmo diverso, la voglia vera di migliorare la lingua, migliorare me stessa, quella sensazione di compiacere il mio ego e soprattutto non farlo per qualcun’altro che non sia Silvia.

Nella fila davanti la mia siedono una mamma con due bambini, Lorenzo e Paolo, avranno tra i 4 e i 6 anni, sono vivaci ma non eccessivi, ovviamente Lorenzo, il minore, si è più volte affacciato verso di me riuscendo facilmente ad attirare la mia attenzione allungando la sua manina e guardandomi con quegli occhi azzurro cielo, che ricordano uno di quei cieli chiari e freschi di una giornata in montagna senza nuvole. Sono magici i bambini, ti guardano e con la loro spontaneità, spazzano via qualsiasi pensiero dalla mente e ti ritrovi a fare le linguacce insieme a loro come uno Snapchat reale ma mille volte più figo.

Improvvisamente la voce del pilota attira la nostra attenzione annunciando che ci stiamo preparando per l’atterraggio. Ci siamo, manca poco, la signora della fila accanto si sistema e noto quello che ho notato spesso in aeroporto: perché per viaggiare vi vestite in maniera sciatta e in più con i capelli sporchi?! Non dico e non pretenderei mai di improvvisare una sfilata su un tacco 12 tra il check-in e il gate mentre si trascina una valigia, ma magari non sembrare delle scappate di casa sarebbe gradito, le mie cornee apprezzerebbero e, credetemi, prendersi cura di sé anche vestendosi bene e in maniera adeguata fa bene all’umore

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