Milano Moda Uomo: un elettro-shock targato Dsquared2.

Milano Moda Uomo si è conclusa, il 14 gennaio, con la loro sfilata, lo show dei gemelli Caten. Dean e Dan sono una coppia vincente e ciò lo dimostrano ogni qualvolta se ne presenti l’occasione, sono sempre all’altezza di ogni aspettativa riuscendo a sorprendere e lasciando il pubblico con il fiato sospeso, con scenografie entusiasmanti e con mood dalla tipica ricercatezza targata Dsquared2.

Anche in questa occasione sono riusciti a distinguersi portando in scena un vero show; a volte abbiamo assistito alla realizzazione di vere e proprie epoche, che portano con se’ stili, mode e abitudini; a volte anni ormai passati, quegli anni leggendari che vengono riportati in vita attraverso gli abiti; e volte, come in questa sfilata, che ci troviamo ad essere spettatori di spaccati di realtà, che molto spesso sentiamo lontane, realtà che hanno fatto e fanno tutt’ora parte di questo mondo: le carceri e le case di cura.

La collezione Dsquared2 è una di quelle collezioni che non ci si aspetta, di quelle che sorprendono, con una scenografia da grande impatto visivo, difatti enormi gabbie si stagliano sullo sfondo e a loro interno “pazienti” rivolti verso la catwalk, dall’attegiamento assente, quel classico comportamento visibile nei malati affetti da disturbi mentali. I modelli escono fuori dalle gabbie e sfilano capi che si ispirano a questo mondo, Dean e Dan hanno dichiarato:”ci hanno ispirato non solo le uniformi dei detenuti, o le camicie di forza dei pazienti, ma anche i completi dei secondini, i camici dei medici e i completi sartoriali degli avvocati… l’ispirazione l’abbiamo trovata negli abiti di tutto il personale, e non, che ruota intorno alle carceri o ai manicomi”.

Non si può negare la brutalità e la freddezza del tema, a tratti da brivido alla vista del modello in camicia di forza trascinato per tutta la passerella e alle foto in bianco e nero dei pazienti, elementi che riportano alla mente l’orrore che avvolge quegli ambienti. Guardando la sfilata ho avuto un déjà vu, rivivendo la visita fatta al Museo Laboratorio della Mente a Roma, un museo che ripercorre la storia dell’Ospedale Santa Maria della Pietà, in qualità di ospedale psichiatrico fino alla definitiva chiusura, avvenuta nel 1999, un luogo dove si visita la malattia mentale fatta di incubi e ossessioni, paure e manie, sbarre e foto, vecchi abiti dei pazienti che lasciano il posto ad anonime divise e visite mediche che si trasformano nel terribile elettro-shock, un antico e orribile sistema che non curava, ma annientava ancora di più l’essere umano, un essere umano classificato “diverso” solo perché non seguiva alcuni schemi ben definiti, ma che forse racchiudeva nel suo animo un qualcosa di speciale. La sfilata di Dsquared2 così forte e provocatoria racchiude, a mio avviso, un messaggio di denuncia, dove il “diverso”, il “non conosciuto” non va allontanato e abbattuto, ma accettato, accolto e ascoltato.

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(Immagini: sfilate.it)

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(Immagini: facebook pagina ufficiale Dsquared2)

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